mercoledì 18 novembre 2009

Inter su Galloppa, Moratti prepara 13 milioni


«Non succede, ma se succe­de... ». Quante volte in casa Galloppa, casa con la bandiera nerazzurra alla finestra, è rie­cheggiata questa frase con il sor­riso sulle labbra. Ebbene, sem­bra proprio che possa succedere. Ma cosa? Che l’Inter bussi e che Daniele Galloppa possa vestire la maglia del cuore tra sette mesi. Da un anno l’Inter lo segue, lo va a vedere, Marco Branca lo ha messo in cima al taccuino dei centrocampisti giovani e italiani da andare a prendere. Galloppa è cresciuto nella Roma, è andato a farsi le ossa a Trieste in B, è passato per Ascoli dove però ha trovato poco spazio.
Lo seguiva silenzioso un direttore che ha na­vigato i grandi mari del nostro calcio, Giorgio Perinetti. E al mo­mento giusto ha messo seduti at­torno a un tavolo la Roma e il ma­nager del giocatore, Davide Tor­chia. Prima il prestito, poi la comproprietà, Perinetti si sareb­be portato Galloppa anche a Bari quest’anno. Ma in mezzo erano intervenute due cose: l’acquisi­zione di tutto il cartellino da par­te del Siena (nell’operazione che portò a Roma Loria e Artur un anno fa e spostò in Toscana an­che il portiere Curci in parteci­pazione) e poi l’operazione con il Parma che ha portato il ragazzo di Tor de’ Cenci in comparteci­pazione da Guidolin. Costo del­l’operazione 5 milioni, valore complessivo 10. Quali sono gli scenari adesso: il presidente Ghirardi ha detto chiaramente che l’intenzione del Parma è quella di riscattare Gal­loppa e ha sottolineato che i buo­ni rapporti con il Siena dovreb­bero rendere fattibile l’operazio­ne. Oggi per il centrocampista mancino romano il prezzo richie­sto potrebbe essere di 14-15 mi­lioni, ma realizzando 12- 13, di fronte ad una offerta concreta, l’affare potrebbe essere chiuso.

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Balotelli fa outing: "TIFO MILAN! Perchè sono all'Inter? Per quest'anno gioco lì..."


Lo si sapeva in maniera ufficiosa, ora per rimanere in ambito calcistico è ufficiale: Mario Balotelli gioca nell'Inter ma tifa Milan, come ha riportato stamane pure 'Il Giornale'. "Per chi tifi tu?", gli chiede uno dei ragazzini affetti da disabilità motoria, cognitiva e relazionale ai quali ha fatto visita ieri SuperMario a Milano, all'Istituto Don Gnocchi. "Tifo per il Milan", risponde Balotelli, e tutti ad urlare facendo un boato da stadio.

Il maggior talento dell'Inter dunque tiene per i cugini rossoneri, strano a dirsi effettivamente. Lo stesso attaccante ha poi aggiutno un'altra frase che fa spaventare un po' i tifosi nerazzurri: "Perchè gioco nell'Inter se tifo Milan? Per quest'anno gioco lì". Per quest'anno? Non è che l'intenzione sia quella di rimanere a Milano ma cambiare campo d'allenamento? Milanello o Appiano Gentile? Lo stadio di casa rimarrebbe sempre quello, San Siro...

lunedì 16 novembre 2009

Arnautovic, resterà nerazzurro


E adesso cosa cambia dopo questo sabato sul fronte mercato? Poco o nulla, si potrebbe dire, considerando che la bella prestazione di Arnautovic conferma la bontà della decisione dell'Inter di trattenerlo nel gruppo nerazzurro anche per la seconda parte della stagione, a prescindere dall'operazione Pandev. Sull'austriaco erano molte le perplessità, più per il fatto che rappresentava ancora un punto interrogativo che per una questione di qualità. Fino a sabato infatti l'ex Twente non aveva mai dimostrato di valere un investimento di 9 milioni di euro e le ipotesi circa un suo possibile addio già a gennaio si facevano sempre più rumorose. La realtà dei fatti però è sempre stata diversa: la società non ha mai pensato di privarsi di Arnautovic a gennaio, per due semplici ma determinanti motivi: crede nelle sue qualità; non potrebbe, per regolamento, girarlo in prestito a nessuno. I media hanno spinto molto sul fatto che Mourinho non avesse intenzione di puntare su di lui, ma il tecnico si è sempre limitato ad aspettare il momento in cui il ragazzo avrebbe potuto far vedere qualcosa al di là dei semplici allenamenti e supportato da una condizione fisica degna di questo nome. A Vaduz qualcosa di importante si è scorto, al di là di una doppietta che potrebbe dar adito a facili e affrettati entusiasmi. Mourinho voleva sapere se avrebbe potuto contare su questo giovane attaccante anche da gennaio in avanti, forse ora questa risposta è arrivata e l'ipotesi di rinuncia ad Arnautovic perde sempre più terreno.

La questione Pandev non dipende infatti dal futuro dell'austriaco. Il macedone arriverà a gennaio ma a fargli posto dovrebbe essere David Suazo che, come Arnautovic, non ha avuto molte chance di mettersi in mostra e ha un'età e un nome che gli garantirebbero maggior gloria altrove. Perdere una stagione in panchina non sarebbe per lui uno scenario esaltante, quindi è probabile che la società decida di girarlo in prestito, se non in comproprietà, al club che si presenterà con le garanzie tecniche ed economiche ideali. Pandev arriverebbe per dare ossigeno a un attacco che nel mese di gennaio dovrà privarsi di Eto'o a causa della coppa d'Africa, ma una volta rientrato il camerunense lo spazio per le punte diventerebbe sempre più stretto. Arnautovic sarebbe solo il quinto attaccante nell'ordine gerarchico, un ruolo che può andar bene a un ventenne che ha perso la prima parte della stagione. Per lui ci sarebbe comunque la possibilità di proseguire nella fase di ambientamento e, magari, strappare qualche altra convocazione se non addirittura presenza in partite di basso profilo (la coppa Italia, per esempio). Gli altri attaccanti poi si alternerebbero lì davanti, per dare ossigeno a chi non può reggere da solo il peso di una stagione logorante.

sabato 14 novembre 2009

Vaduz-Inter: 1-2, doppietta di Arnautovic


Moltissimi interisti fra i circa 4mila tifosi che riscaldano il Rheinpark Stadion. È la prima volta della squadra nella piccola teca del Liechtenstein e i tifosi sono arrivati da tutta la Svizzera per applaudire i campioni d`Italia di José Mourinho. Secondo pomeriggio con vento stranamente caldo, qui tra le montagne già spolverate di neve. Il terreno di gioco, morbido, appare in buone condizioni. Il Vaduz di Pierre Littbarski cerca la scalata al massimo campionato elvetico, si sta giocando il primo posto con il Lugano, é in serie positiva da 5 gare. E` una serata d'onore e di grande calcio per questo principato tra la Svizzera e l'Austria. In tribuna siede la signora Bedy Moratti. In campo i nerazzurri propongono un 4-4-2 a trazione anteriore, con due primavera promossi titolari. Giulio Donati terzino destro e Denis Alibec in attacco al fianco di Marko Arnautovic, che parte larghissimo a destra, con Ricardo Quaresma più vicino alla punta centrale. Infatti, in fase d'attacco, il modulo nerazzurro si trasforma in un 4-2-3-1, con Patrick Vieira e Thiago Motta sentinelle davanti alla difesa.



Ritmo basso su entrambi i fronti, cercando più il fraseggio che la concretezza. Primo tempo a raffiche leggere. Al minuto 13 lancio telecomandato di Marco Materazzi che innesca Arnautovic sulla destra, bel controllo in corsa e tiro cross sopra la traversa. Poi la palla buona tocca a Koitka, ma il suo rasoterra è disinnescato da Francesco Toldo. Sussulti che precedono il vantaggio nerazzurro (16') firmato Arnautovic. Vieira e Motta recuperano e lanciano Alibec sul filo del fuorigioco, il baby bomber salta il portiere in uscita e serve palla comoda al centro per la rete dell'austriaco. Ancora Inter a stretto giro di secondi, con gran palla di Quaresma per Mancini, che viene anticipato da Rosamina.

Alla rete di Arnautovic la risposta migliore del Vaduz é in una conclusione tesa di anto Franjic, alzata accadamicamente sopra la traversa da Toldo (20`). Nasce invece da una respinta corta del portiere nerazzurro su traversone da sinistra il pareggio di Pascal Bader (28`), più lesto di tutti nel flipper in area piccola. A seguire un nuovo tentativo di Arnautovic e una conclusione esterna di Alibec (32`, su un nuovo bellissimo assist lungo di Materazzi) che reclama anche un rigore per una spinta in area di capitan Stuckmann. Al tramonto del primo tempo torna blando il ritmo e Cerrone (39`) non sfrutta al meglio un taglio da sinistra della difesa interista. Ma le occasioni migliori sono ancora per i nerazzurri, con due affondi esterni dei terzini, prima Donati a destra e poi Samuel a sinistra, in entrambi i casi la retroguardia del Vaduz argina a fatica il furbesco Alibec. Infine (44`) clamorosa pallagol sbagliata da Quaresma che, a tu per tu col portiere e magicamente assistito da Thiago Motta, allarga il diagonale.

Nel secondo tempo l'Inter si propone con Paolo Orlandoni al posto di Toldo e Joel Obi al posto e nel ruolo di Samuel. Pronti via e, prima su Motta e poi su Quaresma, il portiere Cerrone giganteggia per tenere il Vaduz sull'1-1. Si abbassa la temperatura, mentre resta invariato il canovaccio del confronto, con appunti sparsi. Arnautovic ora lavora sulla fascia sinistra e si fa notare anche in ripiegamenti difensivi. Al minuto 12 gol fantasma, da moviola. Spettacolare combinazione Vieira-Quaresma-Arnautovic-Alibec: il gol sotto del centravanti della primavera è, secondo l'assistente di linea Kaszas, salvato da un difensore del Vaduz. Palla dentro o non completamente dentro? La beffa è soprattutto per Alibec, che aveva già alzato le braccia al cielo per festeggiare il primo gol da grande. Un recupero palla di Arnautovic lancia invece Quaresma che serve sulla corsa Mancini (15`): diagonale sul primo palo messo in angolo da Rosamina. Come suol dirsi, il gol è caldo e arriva al minuto 18 di una ripresa a forti tinte nerazzurre. Porta ancora la firma di Arnautovic, molto determinato. Lanciato da alibec mette a sedere il portiere e appoggia comodo in porta, poi se la prende anche con chi vorrebbe un fuorigioco che non c'è. Poco dopo si chiude positivamente la partita di Alibec, sostituito da Samuele Beretta.

Sinceramente, nella fase cruciale del secondo tempo, non sembra esserci partita. L'Inter gioca e si diverte. E con obi (minuto 26) potrebbe triplicare. Il portiere del Vaduz si conferma il migliore dei suoi. Poi Obi si deve fermare per un risentimento nella zona posteriore della coscia destra. Al suo posto Cristiano Biraghi. Dopo aver dialogato di tecnica e di posizione con Vieira, Motta esce tra gli applausi e trova spazio anche un altro baby, Sebastian Carlsen. Ora, per il finale, è un'Inter davvero... Primavera. Trovano infatti spazio tutti i ragazzi convocati da José Mourinho. L'assalto finale del Vaduz, che sembrava essere rimasto negli spogliatoi prolungando l'intervallo, s'infrange sull'esperienza di Orlandoni, che aveva benedetto lìinizio della sua prova con una uscita di testa in tuffo fuori dell'area... E` tanta roba. Doppio Arnautovic e l'Inter vince 2-1.



Marcatori: 16' pt e 18' st Arnautovic, 28' pt Bader

VADUZ: 25 Rosamina; 7 Bellon, 6 Stuckmann, 27 Noll, 23 Stegmayer (27' ); 8 Colocci, 16 Franjic, 3 Bader, 22 Cerrone; 9 Proschwitz, 10 Koitka.
A disposizione: 4 Loppert, 5 Steil, 13 Petrick, 17 Rebronja, Akyer, 24 Kempe, Selke.
Allenatore: Pierre Littbarski.

INTER: Toldo (1' st Orlandoni); Donati, Cordoba, Materazzi, Samuel (1' st Obi; 26' st Fortunato); Quaresma, Vieira, Motta (27' st Carlsen), Mancini; Arnautovic, Alibec.
A disposizione: Beretta, Biraghi, Rigione.
Allenatore: José Mourinho.


Arbitro: Luca Gut.
Assistenti: Vogel, Kaszas.


Fonte:FcInter.it

Sneijder al Camp Nou: Ci sarà !


Wesley Sneijder non è al massimo della condizione, ma cotro il Barcellona dovrebbe essere regolarmente in campo. salterà la trasferta di Bologna, ma salirà sull'aereo che porterà gli uomini di Mourinho a Barcellona. Mourinho? L'allenatore portoghese è al centro di una trattativa di mercato, che vorrebbe il tecnico di Setubal in Premier League dalla prossima stagione. Sarebbero parole dette da lui al Times. Certo, nel calcio tutto è possibile, la "tentazione Real" nessuno se la immaginava, ma come ha sempre detto l'attuale allenatore nerazzurro, un suo ritorno in Premier o un suo approdo in Liga è molto possibile, ma solo ed esclusivamente a fine contratto con l'Inter. Il suo sostituto? Piace molto Blanc, allenatore del Bordeaux

Yaya Tourè si allontana dal Barca, destinazione Inter


Yaya Tourè sembra clamorosamente vicino ad un addio al pianeta blaugrana. E, tenuto conto degli straordinari rapporti che le­gano Laporta e Massimo Moratti, c’è da scommettere che, qualora l’ivoriano do­vesse davvero essere ceduto, allora la prima squadra ad essere interpellata sa­rebbe proprio l’Inter.
L’agente del centrocampista ivoriano ha fatto capire che il proprio assistito è pronto a fare le valigie qualora la situazione al Camp Nou non dovesse mutare: «Se il Barca non vuole più Yaya allora troveremo un'altra squadra tra le più grandi al mondo - ha dichiarato Dimitri Seluk all’emittente RAC-1 -. Capisco che in una grande squadra ci sia turnover, ma come è possibile che sia sempre lo stesso giocatore a restare fuori? Perché Keita ha già giocato 10 partite e Yaya solo 5 (nella Liga, ndr)? Pochi mesi fa abbiamo firmato il rinnovo del contratto. Non contesto le legittime scelte del tecnico, ma allora perché hanno voluto che Yaya prolungasse?».
Visti gli ottimi rapporti che legano l’Inter al Barcellona, come ha spiegato Laporta «Se saranno interessanti per entrambe le parti, in futuro ci saranno sicuramente altre operazioni tra Inter e Barcellona, tra me e Massimo Moratti», è chiaro che qualora Toure venisse cedut,o la prima squadra contattata sarebbe proprio l’Inter. I nerazzurri hanno già provato in passato un doppio assalto al giocatore. Il primo nel 2007, quando sulla panchina nerazzurra vi era ancora Mancini. Tourè era al Monaco ma alla fine la spuntò il club catalano. Il secondo, la scorsa estate, con l’ivoriano sembrava pronto a rientrare nell’operazione Eto’o-Ibrahimovic. Ora la trattativa è tornata prepotentemente di moda e non è detto che non si concretizzi già a partire dal prossimo gennaio.

Suona proprio come un ADDIO: "L'Italia non è il paese giusto per me, meglio l'Inghilterra", firmato JOSE' MOURINHO!


"Io voglio costruire qualcosa, e l'Italia non è il paese giusto per farlo. Il mio calcio è quello inglese, bisogna farlo in Inghilterra". Sono queste le parole rilasciate da Josè Mourinho al 'The Times'.

Il tecnico dell'Inter sembra dunque essersi stufato della Serie A? "In Italia sono finito nella patria della tattica, del catenaccio e del gioco difensivo. Il mio obiettivo in carriera non era solo quello di vincere in tre campionati diversi, ma soprattutto in quei paesi dove si dice che i tecnici stranieri abbiano poco successo", ha poi aggiunto the 'Special One'.

Il suo modello? Guarda caso un ex "nemico" come Sir Alex Ferguson, manager di lungo periodo del Manchester United: "Voglio lavorare con una prospettiva diversa, sono pronto per questo nuovo step nella mia carriera anche se so che è impensabile pensare di rimanere in uno stesso club come ha fatto Ferguson. Al Porto il mio obiettivo era vincere per poter andare in altri paesi, al Chelsea sapevo che non potevo rimanere per dieci anni. Li manca la stabilità tipica della cultura inglese, Abramovich voleva solo vincere e basta. E io gli ho portato le vittorie...", ha concluso Mourinho.

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venerdì 13 novembre 2009

Ronaldo, addio al calcio nel 2010?


Il Fenomeno medita di appendere gli scarpini al chiodo a partire dal prossimo anno. A rivelare la notizia è il diretto interessato, nel corso della diretta di Estadao Tv: "Sarebbe meraviglioso vincere la Libertadores con il Corinthias - ha dichairato Ronnie -, stanno succedendo tante cose meravigliose, ma la mie idea è quella di smettere col calcio nel 2010, ma non voglio pedere tutto l'affetto che i brasiliani mi hanno tributato da quando sono tornato. Sarà una decisione difficile, sono molto confuso riguardo a ciò, ma è una deciosione che devo prendere. Sarà duro, ma il mio corpo mi chiede riposo. Questi sono stati anni di sofferenza, infortuni, concentrazione, allenamenti e fisioterapia: una storia davvero incredibile".

Dopo il ritorno in patria Ronaldo non ha affatto nostalgia del Vecchio Continente, se non per suo figlio rimasto nella capitale spagnola con la madre: "Non mi sono per niente pentito di essere torntato - ha terminato il Fenomeno -. Ho solo nostalgia di mio figlio Ronald che è rimasto a Madrid, ma questo è l'unico inconveniente della mia scelta.

Sneijder: «Juve crede allo scudetto? Fa bene»


Allenamento serale dell'Olanda allo stadio "Adriatico", con gli occhi punti sull'interista Wesley Sneijder: «Sto bene così come i miei compagni, siamo convinti di giocare una buona gara con l'Italia. Avremo di fronte una delle migliori nazionali al mondo e sarà per noi sicuramente un test importante anche in un'ottica futura». Il centrocampistra olandese parla anche dei suoi primi mesi nel nostro campionato: «Mi trovo bene in Serie A, è un campionato affascinante e sono stato agevolato dal fatto di avere al mio fianco dei grandi campioni».

La gara di domani non sarà sicuramente Juve-Inter, visto che Sneijder è l'unico rappresentante nerazzurro contro i cinque bianconeri in campo tra le fila dell'Italia, e a chi gli riferisce delle dichiarazioni rilasciate dagli azzurri juventini sulla lotta scudetto, ribatte: «Fanno bene a credere nello scudetto. Il campionato è ancora lungo ma noi vogliamo vincere in Italia e anche in Europa». Sul miglior giocatore italiano Sneijder risponde senza esitazioni: «Andrea Pirlo è per me attualmente il miglior giocatore italiano; un atleta completo».

Wesley Sneijder si è infortunato nel corso dell'allenamento serale che l'Olanda ha svolto all'Adriatico di Pescara e «la sua presenza in campo per domani sera è in forte dubbio", come ha dichiarato il tecnico olandese Bert Van Marwyjk. Sneijder ha accusato un problema muscolare alla coscia destra mentre stavano effettuando degli esercizi con il pallone.

Maicon nei sogni del City


Il Manchester City continua a tenere ben saldi gli occhi sul brasiliano dell’Inter, il terzino Maicon. Il calciatore – già vicino all’addio quest’estate, direzione Real Madrid – interessa e molto al club degli sceicchi come primo rinforzo per la fascia destra. Per il giocatore nerazzurro, però, la trattativa è ovviamente alquanto complicata, anche perché il club meneghino ha intenzione di cedere alle lusinghe solo per una cifra che non sia al di sotto di quaranta milioni di euro. Per questo i Citizens si stanno guardando intorno, direzione Spagna, più precisamente a Pamplona – spogliatoio Osasuna – pronti per un assalto a Cesar Azpilicueta, laterale destro che sta attirando su di sé le attenzioni dei grandi club europei.

Ma Caliendo ci ride sopra – “Non c’è un problema Maicon”: parole della società nerazzurra che ha tenuto a specificare come tutte le parti siano contente e soddisfatte del rinnovo contrattuale. Nonostante ciò, continuano a circolare voci di un interessamento di club di Premier League. Questa volta, stando ai media inglesi, sarebbe il Manchester City la squadra che starebbe facendo un sondaggio per verificare la disponibilità del “colosso”.Voci subito evaporate, però, dopo le dichiarazioni rilasciate dal procuratore di Maicon Antonio Caliendo in esclusiva a 24oredisport.com: “Maicon un giorno sì e un giorno no viene messo sul mercato. O meglio, ogni giorno spunta qualcuno. Ma è normale, prima era il Real, poi lo United, ora il City. Ma è stato il calciatore a dire, nei giorni scorsi, che rimarrà all’Inter. Finché bussano alla porta United e Real è un conto, ma cosa farebbe Maicon al City? Non scherziamo…”

Adriano: “Ero vicino a fare la stessa fine di Enke”




"Purtroppo la depressione è presente anche in un mondo come quello dello sport e non bisogna sottovalutare la situazione,c'è bisogno di curarsi. E' successo anche a me ma ne sono uscito".

Molti ancora oggi si chiedono come sarebbe diventato Adriano se non avesse iniziato a bere ed a frequentare compagnie che non gli hanno fatto di certo bene. Di quell'Adriano capace di entusiasmare uno stadio intero era rimasto poco. L'imperatore che trascinava dietro a sé gli avversari, vedi Inter-Udinese, era solo un lontano miraggio, solo l'autore di uno di quei tanti goal fatti da giocatori qualsiasi che hanno trovato, almeno per un giorno, il momento di gloria. Ma ora la musica sta ritornando pian piano la stessa. Difficile pensare che non si possa essere felici guadagnando fior di milioni all'anno ma mai come in questo caso "i soldi non fanno la felicità" ed Adriano lo sa bene. Quando si esce da certe situazioni si è consepevoli di ciò che si è compiuto ed anche l'attaccante brasiliano sa che la depressione ha colpito anche lui, una depressione derivante dalla morte di un padre che gli ha dato tanto ed a cui voleva restituire più di quanto avesse ricevuto.

"Mi è successo nel 2004, dopo la morte di mio padre. - dice - Ci sono passato anch’io, e per questo ho avuto problemi di alcolismo. Ho cominciato a bere perchè così riuscivo ad evadere, soffrivo anche di insonnia. Mi ero dimenticato di tutte le responsabilità che avevo". Questi problemi, come dice Adriano, non si possono affrontare da soli: "Io c'ho provato ma è stato tutto inutile, alla fine mi sono rivolto a dei medici brasiliani ,era il 2008". Insomma, solo il sole e la samba "brasileira" gli hanno permesso di mettere da parte le difficoltà e di ritornare a correre senza sosta come faceva da piccolo, quando come casa aveva una favela e l'unico modo per giocare a calcio era mettere qualche palo di ferro nella sabbia e cercare di non farsi male con un pallone talvolta troppo duro o, in altri casi, fatto di paglia. Quando ritornò all'Inter ha riavuto una specie di ricaduta che ha così convinto Mourinho a metterlo fuori rosa ed a convincerlo ad andare via. "La cosa migliore era ritornare qui, in Brasile, e a riamare la vita", dice Adriano, che ha deciso di giocare nel suo Flamengo, squadra per cui tifa sin da piccolo, e di inseguire un sogno, quello del mondiale in Sudafrica del 2010, a suon di goal. Non a caso, concorre per il titolo di capocannoniere del torneo brasiliano, come ai vecchi tempi.

Ventura critico con l'Inter: "Vince per demeriti altrui"



Giampiero Ventura, tecnico del Bari sino a questo momento rivelazione del campionato, intervenendo in un forum presso la redazione del "Corriere dello Sport", dice la sua sui temi più caldi del momento nel calcio italiano, a cominciare proprio da quella che è la situazione generale, che Ventura non vede tanto rosea: "Il calcio è divertimento, è fatto per la gente. Ed in questo momento in Italia di buon calcio non ne vedo. Di­rei che il secondo e terzo anno di Spalletti era un calcio che divertiva, il Genoa di Gasperini l'an­no scorso divertiva, c'erano delle idee. Ma, obiettivamente, faccio fatica a divertirmi ora, dopo dieci minuti cambio canale...".

Ventura non risparmia qualche critica nei confronti sia dell'Inter che della Juventus: "L'Inter vince, vincerà il quinto scudetto, ma non domina il mondo perchè si affida all'estro dei singoli. Sarà campione anche per demerito degli altri; la Juventus crea tanto ma subisce molto per una squadra che vuole vince­re lo scudetto". Sul Milan invece afferma: "Ha cambiato tutto da quando l'abbiamo affrontato. Pirlo sulla fascia era imbarazzante..."

Laporta: «Moratti mi ha chiesto Messi»


Joan Laporta, l’uomo che resterà nella storia del Barcellona come il presidente del “triplete”, lo storico tris di successi della scorsa stagione (Liga, Champions League e Coppa del Re), aspetta Massimo Moratti a braccia aperte, ma non gli farà sconti. «Dobbiamo battere l’Inter per andare avanti in Champions. Per noi è una partita determinante», ha detto nel corso di una lunga intervista in cui il numero uno blaugrana ci ha raccontato del secco no risposto all’amico presidente nerazzurro che da tempo sogna Lionel Messi, della soddisfazione per l’acquisto estivo di Ibrahimovic, un’operazione conclusa mentre tornava da una missione di mercato in Ucraina, ma anche dell’affetto e della nostalgia che prova per Samuel Eto’o, l’attaccante che gli è ­rimasto nel cuore per i tanti gol segnati.

Presidente Laporta, com’nata l’amicizia con Moratti?
« ­Un amico in comune, l’ambasciatore del Kuwait a Madrid, nel 2005 ci invita una cena. Parlammo di tutto, dal calcio alla vita di tutti i giorni. Per ore. Dormimmo anche nell’ambasciata, non nella stessa stanza naturalmente (sorride divertito ndr), e la mattina a colazione riprendemmo a conversare. Con noi c’era anche mio fratello Xavier, mentre Massimo era con suo figlio (Angelomario ndr)».

Cosa pensa di Moratti come persona?
«­E’ un uomo d’affari di grande successo, ma, per come si comporta, ­soprattutto un signore. Tra noi è nata una bellissima amicizia fin dal primo incontro perché mi parla come ad un fratello. Ha grandi valori umani, sa ascoltare gli altri, ma è anche simpatico e carico di umorismo» ­.

E come presidente?
«­E’ il massimo per la sua società perché ama il calcio e l’Inter. Sa come si guida un club e non a caso ha vinto gli ultimi quattro scudetti. Gli auguro di arrivare a cinque quest’anno».

La vostra amicizia ha favorito l’operazione estiva che ha visto come protagonisti Ibrahimovic ed Eto’o?
«­Sì, in effetti ha reso tutto più facile. Al resto hanno pensato i dirigenti di valore che entrambi abbiamo» ­.

Quando ha capito che sarebbe stato possibile acquistare lo svedese? ­
«Ametà uglio. Ne avevamo discusso anche in precedenza e i nostri professionisti avevano analizzato gli aspetti di un affare che coinvolgeva Eto’o e Ibrahimovic, ma ho avuto il sospetto che qualcosa si stava sbloccando quando un giorno ( il 16 luglio ndr) l’ho chiamato mentre stavo tornando in Spagna» ­.

Ci racconta quella telefonata?
«­Ero stato a Donetsk (per cercare di acquistare il difensore Chygrynskiy dello Shakhtar ndr) e stavo per rientrare a Barcellona. Ho telefonato a Massimo, gli ho detto che avrei sorvolato l’Italia e gli ho chiesto se era a Milano perché mi sarebbe piaciuto continuare il discorso su Ibra che avevamo iniziato a giugno. “Ho una proposta interessante per te e per il giocatore” aggiunsi. Mi invitò ad andare a casa sua a discuterne: in quel momento capii che la trattativa sarebbe stata conclusa».

In futuro ci saranno altri affari tra Inter e Barcellona?
«­Di sicuro. Se le operazioni saranno interessanti per entrambe le parti.... »

Moratti stravede per Messi e lo vorrebbe a Milano. Cosa gli risponde?
( ride divertito prima della fine della domanda) ­«Messi non­ è in vendita, non­ è in vendita. Deve dimenticarselo».

Lo ha detto anche a Moratti la scorsa estate? ­
«Sì, l’ho fatto. Messi nonè ­in vendita. Non se ne parla»


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Messaggio di Mourinho a Sneijder: "Attento agli scontri con gli juventini"


Mourinho mette in guardia Sneijder... dagli juventini. La curiosa notizia arriva dallo stesso calciatore olandese, che in un'intervista a Algemeen Dagblad spiega che, in vista di Italia-Olanda, il tecnico portoghese gli ha dato preziosi suggerimenti: "Mourinho mi ha detto che nell'Italia giocano tanti juventini che mi cercheranno per tutto il campo per colpirmi con tackle violenti e di fare attenzione. Non mi preoccupano queste cose ma ad ogni modo i suoi consigli mi serviranno per fare più attenzione durante il match".

Ma l'olandese parla anche del tecnico a più ampio raggio: "E' sempre al centro del gruppo, in aereo si siede in fondo insieme a tutti noi, non ho mai visto un allenatore comportarsi così con i suoi giocatori. C'è molta complicità e si vede anche da come esulta quando segnamo: sembra uno di noi". Ma ha parole dure contro i dirigenti del Real Madrid: "Sono andato via per colpa di Jorge Valdano e Florentino Perez. Mi sono arrabbiato molto per il loro comportamento e per come mi hanno trattato, ma per fortuna sono finito all'Inter e oora va tutto per il meglio".

Fonte:FcInterNews